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Sito n. Descrizione Località file PDF
137 Chiesa Borca Cadore Borca di Cadore  
Architettura Contemporanea (AC) (vedi scheda n. 10)  
Planimetria generale (Arch. Edoardo Gellner, da F.Mancuso - ELECTA, pag.204)
Veduta d’insieme Dettaglio della facciata con il campanile Veduta dell’interno (foto design33 2007)

  • Dati identificativi
  • Struttura edilizia
  • Architettura interna
  • Stato di conservazione
  • Riferimenti
  • Descrizione

Nome dell’opera/manufatto

Nostra Signora del Cadore

Tipo edilizio:

Edificio per il culto

Localizzazione (Comune, Prov):

Borca di Cadore – Località Corte, BL, Italia

Coordinate GIS:

Coordinate (tipologia Gauss Boaga): X: 1748904 - Y: 5146847

Anno di realizzazione:

1956-61

Progettista:

Arch. Edoardo GELLNER
Collaboratori: Arch. Carlo SCARPA (architettura); ing. Silvano ZORZI (strutture)

Committenza:

Agip Spa Roma (Presidente Enrico MATTEI)

Destinazione originaria:

Chiesa

Destinazione attuale:

Chiesa

Accessibilità:

Accesso libero e gratuito

Contatto per la visita:

Ufficio Tecnico Minoter spa Corte di Cadore

Pianta

Esagono di base irregolare di 22 metri per 38

Tecnica Muraria

Struttura in calcestruzzo a vista; campane e guglia in acciaio; copertura in legno e lamiera di rame.

Solai

In c.a.

Coperture

A due falde

Pavimenti

Porfido, zocchi di legno

Scale

Rivestite in porfido

Arredi interni

Altare e presbiterio in marmo di Carrara bianco, pulpito e acquasantiere in rosso Verzegnis, panche e carabottino in mogano, accessori in ferro.

Decorazioni

Croce in mosaico, lampade in ferro e vetro

Stato attuale:

Buono

Restauri e compromissioni
significative:

Non conosciuti

Categoria/parole chiave

Edifico di culto / Edoardo Gellner / Carlo Scarpa / Villaggio ENI

Fonti:

Edite

Archivi:

Fondo Edoardo Gellner  - Archivio Progetti IUAV - Venezia

Bibliografia:

Achleitner - Biadene - Gellner - Merlo, 2002, "GELLNER. CORTE DI CADORE", Skira
Fois - Merlo, 2003, "GELLNER. Percepire il paesaggio", Skira, Milano
Mancuso, 1996, "EDOARDO GELLNER il mestiere di architetto", Electa
Mancuso - Gellner, 2000, "LA CHIESA DI CORTE DI CADORE", Electa
Pozzetto - Merlo, 2004, "GELLNER. Interni", Skirà, Milano
Severati - Merlo, 2006 "Architetture organiche per Enrico Mattei", Gangemi, Roma

Descrizione dell’opera/
sito/manufatto

“L’edificio ospita un massimo di 350 persone ed ha uno sviluppo planimetrico pari a 850 mq. L’altezza della navata centrale è di 24 metri, mentre quella delle guglia è di 65. In collaborazione con Carlo Scarpa.
Il progetto della chiesa di Borca ha radici molto lontane. Fin dalla prima stesura del piano urbanistico del villaggio (1955) era stato infatti individuato il sito ideale in corrispondenza di un rilievo boscoso sovrastante la zona del nuovo centro sociale e dell’albergo Boite.
La chiesa è stata costruita a partire dal 1958, ed è stata consacrata nel 1961. Nell’ambito del sistema di collegamenti a rampa verso valle con il complesso del Centro e a monte con un’ampia piazza parcheggio, è stato creato un percorso di accesso diretto, completamente coperto, dal sottostante piazzale degli arrivi al nartece della chiesa.
Da un punto di vista architettonico l’edificio, riprendendo una copertura a due falde fortemente spioventi, ribadisce il motivo formale del padiglione centrale della Colonia, ruotandone però l’orientamento di 90°. Questo ha contribuito a determinare una spiccata emergenza della chiesa rispetto al tessuto edilizio circostante, divenendo formalmente uno dei punti nodali del sistema insediativo.
Planimetricamente essa insiste su un esagono di base irregolare di 22 metri per 38, e può ospitare fino a 350 fedeli. L’altezza in corrispondenza della navata principale raggiunge i 24 metri, mentre dal punto più alto della guglia è pari a 65 metri.
E’ stata realizzata in calcestruzzo lasciato grezzo e lavorato da profonde incisioni orizzontali, ad esclusione della struttura delle campane e della guglia, in acciaio, e delle ampie falde di copertura realizzate in legno e acciaio. La casa del sacerdote forma un corpo indipendente e ripete lo schema architettonico delle abitazioni unifamiliari.
Già nella fase preliminare di studio furono individuate alcune soluzioni di base, in seguito riprese e approfondite. Fu deciso per esempio di non affiancare all’edificio di culto una tipica struttura di campanile murato, proponendo in sua vece  un’originale soluzione con campanile a giorno in un paesello del Veneto ha dato Gellner questo suggerimento.
Inoltre, la funzione simbolica, in situazioni normali affidata alla forte emergenza del campanile, è stata in questo caso demandata a un’esile guglia d’acciaio alla quale è stato anche assegnato il duplice compito di sostenere una grande croce tridimensionale a sfere dorate come pure dei corpi illuminati cubici,posti sulla sommità della stessa. Anche l’idea della croce tridimensionale trova il proprio referente ideativo nella croce multipla della basilica veneziana di San Marco.
Anche il raccordo mediante una rampa con il sottostante piazzale di accesso e la presenza nella parte destra della struttura di una piccola cappella (“quasi uno scrigno“ nelle intenzioni dell’autore, accessibile in qualsiasi momento ai fedeli che intendono compiere un atto di devozione), costituiscono in realtà temi progettuali presenti nell’architettura sacra della Corinzia a lungo studiata da Gellner.
In questa fase preliminare si decise anche di introdurre, per articolare maggiormente l’estensione delle due falde di copertura e per garantire al contempo un’adeguata illuminazione della zona del transetto, la sopraelevazione di una parte di esse, mediante l’introduzione di una struttura reticolare di sostegno.
Solo a seguito di queste prime ma importanti decisioni progettuali ebbe inizio, su espresso invito dello stesso Gellner, la collaborazione di Carlo Scarpa, il cui contributo si articolò soprattutto in relazione alla definizione delle singole soluzioni di dettaglio, piuttosto che in rapporto a soluzioni spaziali e strutturali praticamente già definite. Il comune intendere l’architettura come un processo di sperimentazione conoscitiva, con continui e imprevisti salti di scala, e quindi non come fatto meramente formale, ha determinato una perfetta conoscenza fra gli intendimenti, di Gellner e di Scarpa, portando all’elaborazione di un progetto profondamente unitario.
Da un punto di vista architettonico il problema di maggiore difficoltà è stato quello della definizione strutturale della ripida copertura: esso ha trovato, grazie all’introduzione di lunghe costolature in c.a., controventate da cavi di acciaio diagonali, un’adeguata soluzione anche dal punto di vista formale.
Una nota particolare merita l’accorto utilizzo dei materiali, a partire dal riproponimento dell’antico pavimento in zocchi di legno, alla struttura in mogano del carabottino, ai lastroni di pietra a spacco naturale di rivestimento dei pilastri interni e al loro fissaggio mediante grandi graffe metalliche, fino alla preziosa acquasantiera ricavata da un blocco monolitico di Rosso Verzegnis.
La facciata principale è dominata da un’estesa immantellatura di larice che ne acuisce l’essenzialità del taglio volumetrico e fa da fondale a una croce metallica impreziosita da tessere vetrose policrome.
Il rapporto con l’ambiente circostante non poteva non risentire di questa particolare sensibilità progettuale. La natura infatti è in questo caso il vero complemento dell’architettura; ne permette una lettura filtrata e graduale; ne esalta il dettaglio; e stabilisce una graduale fruizione visiva della chiesa, basata sulla sovrapposizione di singole immagini che si relazionano e si completano in una visione d’insieme solo in corrispondenza dell’ampio sagrato.”
(da F.Mancuso, Edoardo Gellner. Il mestiere di architetto, Electa, Milano, 1996, pag. 201-205)

Descrizione del contesto
di riferimento:

Nostra Signora del Cadore sorge sulla parte più alta del villaggio e domina l’intera vallata boschiva in cui è stata costruita.

Descrizione altre attrattive
(paesaggi e luoghi d’acqua,
prodotti tipici locali e servizi
turistici aggiuntivi)

La chiesa fa parte di un disegno urbanistico più complesso, costituito dal villaggio per vacanze fatto progettare e costruire da Enrico Mattei per i propri lavoratori. Oltre alle case, il Villaggio Eni ha una colonia (ora completamente in stato di abbandono), un campeggio e di un Albergo (tuttora in funzione). A pochi chilometri dista Cortina, rinomata cittadina nel cuore delle Dolomiti.

Commenti/note

Oltre alla Chiesa, è consigliabile fare una passeggiata tra il bosco in cui sorge tale Villaggio e poter cogliere la particolarità di questo intervento all’interno di un’area che prima di essere costruita era caratterizzata solo da sassi e vipere e totalmente priva di vegetazione.

Compilatore della scheda

Arianna Guadagnin